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Isola di Panarea

Numero di catalogo: 0101-041 (Smithsonian Institution, Global Volcanism Program)
Altezza sopra il livello del mare: 421 m
Ubicazione: 38.63°N, 15.07°E
Superficie totale: 3.4 chilometri quadrati (isola di Panarea)

Panarea è la più piccola delle Isole Eolie, ma contra fra i vulcani potenzialmente attivi dell’arcipelago. Considerata fino a recentemente un vulcano “estinto”, si hanno ora dei dati che indicano un vulcanismo molto più giovane, possibilmente di età olocenica. Inoltre esiste, nella zona degli isolotti e scogli ad est di Panarea, una zona di attive fumarole sottomarine, conosciuta già all’epoca greco-romana, e luogo di uno spettacolare aumento delle emissioni gassose nell’autunno 2002.

Panarea fa parte di un grande apparato vulcanico per lo più sommerso, di cui la porzione emersa, comprensiva degli scogli di Dattilo, Basiluzzo, Lisca Bianca e Lisca Nera, rappresenta solamente l’orlo di una depressione vulcano-tettonica di forma ellittica con asse maggiore orientato E-O. Questa struttura vulcanica si estende complessivamente per 460 km2, sollevandosi da una profondità di 1000 m circa; la porzione emersa, profondamente interessata dai processi di modellamento operati dall’erosione superficiale e dalla tettonica, si presenta molto aspra nei versanti occidentali e settentrionali per la presenza di ripide falesie, mentre in quelli meridionali ed orientali è possibile notare la presenza di tre terrazzi marini testimonianti sia l’azione erosiva operata dal mare, sia il sollevamento relativo avvenuto in successivi stadi.

Evoluzione geologica di PanareaPDFStampaE-mail

Panarea (3.3 km2) fa parte di un grande apparato vulcanico per lo più sommerso, di cui la porzione emersa, comprensiva degli scogli di Dattilo, Basiluzzo, Lisca Bianca e Lisca Nera, rappresenta solamente l’orlo di una depressione vulcano-tettonica di forma ellittica con asse maggiore orientato E-O. Questa struttura vulcanica si estende complessivamente per 460 km2, sollevandosi da una profondità di 1000 m circa; la porzione emersa, profondamente interessata dai processi di modellamento operati dall’erosione superficiale e dalla tettonica, si presenta molto aspra nei versanti occidentali e settentrionali per la presenza di ripide falesie, mentre in quelli meridionali ed orientali è possibile notare la presenza di tre terrazzi marini testimonianti sia l’azione erosiva operata dal mare, sia il sollevamento relativo avvenuto in successivi stadi (carta geologica dell’isola).

Le lave più antiche affiorano nel settore sud occidentale dell’isola e sono state eruttate circa 150 ka fa (Calanchi et al., 1999). L’attività vulcanica è presente tutt’oggi in forma di attività fumarolica, diffusa intensamente ad una profondità di circa 20 m, tra le isole di Bottaro, Dattilo, Lisca Nera, Lisca Bianca e Panarelli ed in superficie, in località Calcara.

L’assetto geologico dell’area di Panarea è il risultato di un’attività vulcanica piuttosto complessa caratterizzata da eventi effusivi ed esplosivi, con messa in posto di coperture piroclastiche, emesse da centri, anche esterni all’isola, allineati lungo un orientamento NE-SO.

Periodo I – Nei prodotti di questa fase, definita come Paleo-Panarea (Rossi et al., 1987) rientrano tutte le piroclastiti, lave, duomi e dicchi legati all’attività di molteplici centri effusivi (Ditella, P.ta Muzza, P.ta Scritta, Palisi) ubicati, approssimativamente, nel settore occidentale e settentrionale dell’isola.

Periodo II – Un’importante discontinuità angolare separa i prodotti di Paleo-Panarea, spianati dall’erosione marina, da quelli del sintema Cala Bianca, datati 132 ka. In questa fase l’attività si è spostata nel settore occidentale dell’isola, con l’emissione di colate laviche andesitiche e la formazione di duomi, localmente sovrastati da una formazione piroclastica costituita da brecce e lapilli.

Periodo III – Un nuovo episodio di erosione marina separa i prodotti del sintema di Caletta dei Zimmari, attivo tra 132 e 127 ka. In questo periodo sono state emesse varie colate laviche altamente viscose da più punti allineati in direzione NNE-SSO e NO-SE. Appartengono a questa fase anche le cupole del centro della Fossa.

Periodo IV – Al termine della attività della Caletta dei Zimmari, è subentrata una stasi nell’attività vulcanica di quella parte dell’isola, ma sono avvenute delle eruzioni localizzate ad oriente, causando l’edificazione dei centri di Panarelli, Dattilo, Le Formiche, Bottaro, Lisca Bianca e Lisca Nera, intorno a 130 ka (Gabbianelli et al., 1990). I prodotti consistono in lave viscose massive, ora spesso alterate, emesse da piccoli centri monogenici.

Periodo V – Durante questo ciclo sono state emesse numerose e potenti colate laviche affioranti soprattutto nel settore centro occidentale di Panarea (Punta del Corvo), e una sequenza di lave e piroclastiti, presenti lungo la costa orientale di Panarea.

Periodo VI – Al termine dell’attività del centro di Punta del Corvo, circa 124 ka fa, dopo un’importante stasi nell’attività eruttiva durata fino a circa 59 ka e che ha permesso all’erosione marina di elaborare estesamente le vulcaniti già messe in posto, è iniziata l’attività prevalentemente esplosiva di Grotta delle Palombe e quella mista del centro di Basiluzzo e di Punta Torrione. Alla fine di questo ciclo magmatico, un’intensa attività tettonica ha sconvolto la morfologia dell’isola (Lanzafame e Rossi, 1984); tutto il settore centrale viene ribassato fino ad una profondità di 100 m, con movimenti che sono presumibilmente ancora in atto, dal momento che presso le fumarole sottomarine tra gli scogli di Dattilo, Lisca Bianca, Lisca Nera e Panarelli sono state trovate testimonianze archeologiche di antiche terme romane.

 


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